Daniel Barenboim, Fryderyck Chopin, a cura di Carlo Boccadoro (2010, Editrice Classica Italia, libro+cd)

Barenboim Chopin
  • 6 agosto, 2011
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Daniel Barenboim, Fryderyck Chopin, a cura di Carlo Boccadoro (2010, Editrice Classica Italia, libro+cd)

Un’interessante iniziativa editoriale questa della Classica Editrice: libro e cd su un tema molto  caro agli appassionati della musica del compositore polacco Fryderyck Chopin. Operazione non  facile creare un prodotto originale, dati i fiumi di inchiostro versati su Chopin e le innumerevoli  incisioni discografiche ad opera dei più importanti pianisti internazionali. Eppure questo  prodotto, oltre a presentarsi con una confezione molto elegante, ha il pregio di destare interesse e di  appassionarci, sia nella parte relativa alla lettura che in quella destinata all’ascolto.

La parola su Chopin è affidata a Daniel Barenboim, suo magistrale interprete e profondo  conoscitore dell’ambito culturale di provenienza e di residenza del compositore. Il suo discorso su Chopin è qui condotto attraverso una lunga intervista rilasciata al compositore, musicologo e  pianista Carlo Boccadoro, in occasione del concerto tenuto da Daniel Barenboim nel febbraio  2010 alla Varsavia Philarmonic Concert Hall, la cui incisione è appunto contenuta nel cd allegato al libro. La prefazione di Boccadoro ci presenta il Barenboim pianista, il Barenboim interprete di Chopin in grado di unificare i profondi contrasti insiti nella musica del compositore polacco senza pericolo di cadute nel manierismo, in un approccio classico, ma moderno allo stesso tempo.

Leggendo questa intervista entriamo nel cuore pulsante della musica di Chopin. Barenboim non si limita ad affrontare il lato teorico di questa musica, ad analizzarne il significato culturale e il legame inevitabile con le vicende della ben nota biografia del compositore, ne indaga altresì gli aspetti tecnici, esecutivi, conducendo un’analisi che è in primo luogo l’analisi di un pianista. Il testo è ricco di aneddoti e di riferimenti alla propria esperienza, diretta e concreta, con la musica di Chopin. Possiamo leggere, attraverso Barenboim, anche qualche appunto sullo Chopin di Arthur Rubinstein, possiamo comprendere la difficoltà che anche grandi pianisti hanno incontrato, ad esempio, nell’esecuzione degli “Studi”, possiamo arrivare a capire la diversità di scrittura fra le composizioni brevi e quelle invece di più ampio respiro e le conseguenti differenti esigenze esecutive delle une rispetto alle altre.

Il testo è denso di stimoli e curiosità che perdono valore aneddotico facilmente per farsi piuttosto vocabolo prezioso, ricettacolo di suggerimenti per tutti coloro che amano ed eseguono Chopin. Il libro contiene inoltre una sezione intitolata “Chopin visto dai grandi”, in cui sono raccolti alcuni scritti sul compositore a firma di Eugène Delacroix, George Sand, Robert Schumann, Franz Liszt, André Gide, Alfred Cortot, una cronologia della vita di Chopin e un’utilissima “Guida all’ascolto” a cura di Luca Ciammarughi che ci introduce alla musica contenuta nel cd. Il percorso musicale di Barenboim in questo concerto è apparentemente non lineare nel repertorio, ovvero non affronta nuclei omogenei nel genere delle composizioni, come ci avvisa lo stesso Ciammarughi, mette piuttosto in luce una logica interna alla musica di Chopin, le sue antinomie, i suoi chiaroscuri, quell’irrisolvibile contrasto che ancora oggi la rende foriera di valori universali.

Daniel Barenboim, Fryderyck Chopin, a cura di Carlo Boccadoro (2010, Editrice Classica Italia, libro+cd), 5.0 out of 5 based on 253 ratings

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7 Commenti per “Daniel Barenboim, Fryderyck Chopin, a cura di Carlo Boccadoro (2010, Editrice Classica Italia, libro+cd)”

  1. Appena ordinato da Hoepli! =)

  2. Francamente Barenboim nn mi fa impazzire..anzi lo trovo borioso, ma i gusti sono gusti

  3. Ho letto degli estratti dal libro e trovo lo stile assolutamente banale e noioso (parlo da docente di lettere!) . C’è un modo alternativo di vivere l’arte della parola e la bellezza della musica. Io credo di averlo trovato col mio “L’arpa di Lug” in cui raccogliendo i miti di tutti i popoli sull’origine dell’arpa, li racconto in uno stile epico fantastico dove la FORMA domina sul contenuto. Se vogliamo leggere impiegando il nostro poco tempo proficuamente, dobbiamo pretendere dagli scrittori uno stile che almeno sia all’altezza della storia che raccontano. Non vi sembri un modo gretto per pubblicizzare la mia opera sebbene un onesto confronto alla pari. Qualcuno vuol raccogliere la mia sfida per essere ritenuto Meistersinger? Io vi aspetto.

    • Paola Parri

      Quale docente di lettere lei dovrebbe insegnarmi che non si giudica un’opera dagli estratti ma dalla sua lettura integrale. Un libro, qualunque sia il suo argomento centrale, ha una struttura organizzativa logica prescindendo dalla quale se ne perde totalmente il senso.
      Daniel Barenboim non è uno scrittore e questo libro non è un saggio.
      Barenboim è un musicista che ha dedicato e dedica la sua vita allo studio e all’interpretazione della musica colta occidentale. Il suo stile non è oggetto di giudizio di questa recensione, tanto più se il libro in questione è un’intervista di poche pagine rivolta da Carlo Boccadoro a Barenboim con l’aggiunta di alcune citazioni da Gide, Liszt, George Sand, Cortot e via dicendo, con in appendice una cronologia della vita di Chopin e una guida all’ascolto di Luca Ciammarughi.
      Mi perdoni, ma non vedo in che modo possa aver dato un giudizio su un presunto stile letterario di cui qui non c’è traccia. Un’intervista, e glielo dice un’insegnante di italiano, latino e greco (io) che ha deciso di dedicarsi a questa forma di scrittura, non si concentra sullo stile dell’intervistato quanto sui contenuti che vengono forniti allo scopo di fornire informazioni in più sull’artista e sulla sua vita artistica.
      Barenboim ha pubblicato altri libri che potrà leggere per giudicarne lo stile di scrittura e valutare il grado di aderenza alle tematiche affrontate.
      E comunque, mi perdoni la franchezza, personalmente ritengo che quando la forma supera il contenuto siamo nell’ambito dell’estetismo fine a se stesso.
      Ma questo è solo il mio modesto parere e la ringrazio comunque per il suo intervento.

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