Mi sarebbe piaciuto esserci, occasioni di questo tipo se ne vedono poche. Due pianisti di fama internazionale che suonando assieme parlano, giocano e scherzano, comunicano grazie ad una tastiera. Sto parlando di Stefano Bollani e Chick Corea, che ieri sera si sono esibiti a Perugia nell’arena Santa Giuliana. Purtroppo me li sono persi. Ma qualcun altro no, Bortolo5 (su youtube) ha filmato forse il pezzo più rappresentativo (Spain) e ci ha lasciato un resoconto della serata, un articolo che mi sono permesso di ripubblicare su queste pagine.


Sono entrato all’ arena san Giuliano di Perugia canticchiando “Spain” di Chick Corea dopo un pomeriggio divertente, pieno di musica e di piacevoli sorprese. Per le vie del centro storico suonava la “Street Parades”; sul palco allestito in piazza IV Novembre si è esibita la “Wheeling Big Band”; ai giardini Carducci ho potuto ascoltare la “Ezra Charles Texas Blues Band” e, sorpresa nella sorpresa, una signora per me fino a ieri sconosciuta (che bello scoprire nuovi musicisti !) di nome K. J. Denhert che mi ha regalato momenti davvero intensi con la sua bellissima voce, con la sua capacità di stare su un palco e con i suoi strumentisti, più che all’altezza di una persona grintosa e solare come questa ottima cantante.

Un antipasto più che ghiotto in attesa dell’arrivo del piatto forte della serata: il concerto di Chick Corea in duetto con Stefano Bollani.

Arena quasi al completo: Chick Corea è uno dei mostri sacri del pianoforte a livello internazionale, uno che ha suonato con tutti i grandi e che ha composto decine di splendidi brani. A 68 anni lo si può tranquillamente definire un caposcuola.

Stefano Bollani con i suoi 37 anni è uno dei pianisti europei che più si sono messi in mostra negli ultimi anni, anche se in Italia ha un buon numero di detrattori, soprattutto tra i cosiddetti “puristi” (bleah) del jazz che gli rimproverano di essersi venduto ad un genere più commerciale con l’unico scopo di far cassa.

Ad ogni modo, quasi puntuali, i due si sono presentati sul palco ed il concerto è iniziato.

Probabilmente i due pianoforti gran coda non sono mai stati accarezzati così dolcemente e mai più lo saranno. Certamente il livello tecnico espresso è stato di livello sopraffino. Sicuramente l’intesa tra chi ha suonato è quella che può esserci solo tra due grandi musicisti.

Ma… i peli delle braccia sono rimasti aderenti al corpo, non c’è stato quel brivido di piacere che si prova quando le note circolano e restituiscono emozioni. Colpa della scelta infelice del repertorio che un mio amico ha giustamente definito adatto per una serata invernale al chiuso in un teatro con un’ottima acustica ma certamente non d’estate all’aperto.

In più di una occasione ci siamo scambiati occhiate quasi disperate con i vicini, sperando che dopo la quiete arrivasse almeno un refolo. Macchè, non c’è stato nulla da fare. Per carità, ascoltare due musicisti così è sempre un privilegio ma ci aspettavamo qualcosa di più. I due interpretano in maniera molto diversa lo strumento: Corea è una sfinge, sono solo le mani che si muovono. Il Re Leone gestisce emozioni ed energie mentre il giovane Bollani ha un rapporto più fisico con lo strumento: lo accarezza, lo abbraccia, si muove molto con tutto il corpo.

I rari applausi che ci sono stati (esclusi quelli canonici alla fine di ogni brano) erano di incoraggiamento nei momenti in cui sembrava che una terzina di note potesse essere il preludio ad nuovo colore: Purtroppo la voglia del pubblico di manifestare il suo affetto è rimasta pressochè inespressa; gli applausi si sono spenti nel ripetersi di una serie di brani d’atmosfera, di virtuosismi tecnici che sono rimasti fini a se stessi.

Anche l’unico bis concesso (oh toh, “Spain”) aveva un arrangiamento soft, etereo, tecnico ma senz’anima. Il pubblico, assetato di musica, l’ha comunque gradito: quando muori di sete anche l’acqua salmastra acquista un buon sapore”.

Aggiornamento – Bis di spain direttamente da RAI3

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